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Vincoli, scrittura e creatività

La presenza di vincoli formali o strutturali può essere considerata, nell’esercizio della scrittura letteraria, più come una sfida creativa e un’opportunità che come un problema. Questa visione avvicina la letteratura al gioco. Scrive Jane McGonigal: «games are unnecessary obstacles that we volunteer to tackle.» (Reality Is Broken: Why Games Make Us Better and How They Can Change the World, Penguin, New York, 2011). Ma anche nel problem solving la presenza di vincoli stimola e incanala la ricerca di nuove soluzioni. Interessante, per esempio, lo studio di Paola Cillo, Bruno Busacca , Irene Scopelliti e David Mazursky sugli effetti positivi dei vincoli finanziari nei comportamenti economici (How Do Financial Constraints Affect Creativity?, «Journal of Product Innovation Management», dicembre 2013, 31, 4, 1-14).

Dunque ci si potrebbe domandare che rapporto sussista fra il vincolo e l’attività creativa. Scrive Annamaria Testa: «Il nostro cervello non è capace di pensare “nel vuoto”: la creatività non nasce dal nulla, ma deriva sempre da un ostacolo, un vincolo, un problema da risolvere, una regola da superare.» (Metodo 2: niente regole? Niente creatività, un post del 16 aprile 2010 nel suo blog Nuovoeutile.it). Lo stesso Bruno Munari, in fondo, osserva che la fantasia lavora su dei vincoli. Per Munari la fantasia pensa qualunque cosa, anche la più assurda e impossibile, ma applicando un insieme finito di regole e partendo da materiali preesistenti: sono le sei modalità di lavoro che il grande designer ha identificato proprio nel suo saggio dedicato alla fantasia (Laterza, Bari, 1977). La fantasia pensa:

  • cose che sono l’opposto di cose esistenti (fuoco freddo)
  • cose pensate come tante invece di una: l’innovazione sta nella quantità (il drago dalle sette teste)
  • cose pensate per affinità visive e funzionali (una scimmia con i parafanghi)
  • cose pensate per cambio di colore (il pane blu)
  • cose pensate per cambio di materia (un martello di sughero)
  • cose pensate per cambio di luogo (il letto in piazza)

I promotori dell’OuLiPo sono fra coloro che hanno insistito di più su questi aspetti. Il laboratorio fu fondato proprio per esplorare le potenzialità creative insite nei vincoli formali e strutturali della letteratura. Com’è noto i vincoli identificati da Raymond Queneau, George Perec e gli altri autori dell’OuLiPo sono molti. Ci sono quelli alfabetici, innanzi tutto. Il lipogramma, per esempio, è un testo in cui una determinata lettera non è mai usata: si veda il romanzo di George Perec La disparition, del 1969 (tr. it. a cura di Piero Falchetta, Guida, Napoli, 1995), scritto senza la lettera e. Il tautogramma è un testo in cui tutte le parole iniziano con la stessa lettera: si vedano Povero Pinocchio di Umberto Eco (Comix, Modena, 1996) o Candidaneve coi Canonici Corti di Cristina D’Agostino (in Stefano Bartezzaghi, Dando buca a Godot, Einaudi, Torino 2012, 40-44). Oltre a quelle alfabetiche, molto usate dall’OuLiPo le costrizioni lessicali, sintattiche o fonetiche (è il caso delle rime eterosessuali di Noël Arnaud, autore vicino al situazionismo).Il metodo «S + n», poi, consiste nella sostituzione di ogni termine in un testo con una parola che cade n posizioni più avanti in un dizionario specificato. Infine il vincolo del prigioniero consiste nello scrivere un testo senza usare lettere con aste, in alto o in basso (sono vietate le lettere b, d, f, g, h, j, k, l, p, q, t, y).

Un elenco assai ricco dei vincoli formali e strutturali concepibili per gli esercizi di scrittura è disponibile sul sito dell’OuLiPo. Ulteriori formule possono essere messe a punto da chiunque, anche con il supporto di tecnologie informatiche che permettono nuove forme di manipolazione dei testi.

Ora, io credo che la scrittura su Twitter non sfugga alla logica dei vincoli. E sono convinto che, anche nel caso di Twitter, tali vincoli si possano considerare non come problemi ma come regole del gioco e, in fin dei conti come opportunità. Occorre però identificarli. A mio avviso i principali vincoli posta da Twitter a chi scrive sono quattro. Il primo è certamente rappresentato dalla brevità dei testi pubblicabili (massimo 140 caratteri, spazi e segni di interpunzione compresi). Il secondo vincolo è l’impersistenza della comunicazione, nel senso che ciascun messaggio sfrutta una finestra di visibilità assai limitata nel tempo. Ciascuno dei nostri tweet appare solo per pochi istanti nel flusso di messaggi presente nella homepage dei nostri follower, per poi essere inesorabilmente sostituito da tweet più recenti che provengono da altri autori. Il terzo vincolo è la ridotta attenzione teorica di cui gode ciascun messaggio, a causa del forte rumore di fondo: i mei tweet si mescolano a quelli di altri centinaia o migliaia di utenti. Il quarto vincolo è la scarsa disponibilità all’attivazione da parte del destinatario, a fronte del nostro messaggio.

Nel prossimo post rifletteremo sul rapporto fra questi vincoli e alcune categorie care a Italo Calvino, che non a caso era l’unico italiano nel gruppo fondante dell’OuLiPo. Di seguito i materiali utilizzati per la lezione odierna del corso Leggere e scrivere con Twitter:

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