Prove analogiche di realtà aumentata

Yayoi Kusama, Flowers that Bloom at Midnight M3A, 2009
Yayoi Kusama, Flowers that Bloom at Midnight M3A, 2009

Immaginate Yayoi Kusama, solitaria artista giapponese, che dipinge una sequenza tormentosa di pois rossi su una grande tela. Kusama è immersa in uno stagno. L’acqua le arriva ai fianchi. La tela è sdraiata sulla superficie dell’acqua, come un’esile piattaforma galleggiante. I pois si moltiplicano, fino a riempire lo spazio bianco (“i pois sono una via per l’infinito”). Poi, inaspettatamente, abbandonano la tela e cominciano a fluttuare, sostenuti dall’acqua. I pois si disperdono nello stagno, che si fa superficie pittorica. Il pennello ora traccia segni direttamente sull’acqua: segni volatili, cerchi concentrici, increspature di tempera rossa. Non più olio su tela, ma olio su stagno. In un’altra scena la pittrice scandisce il paesaggio disponendo altri pois – bianchi, questa volta – sul proprio vestito, su un cavallo, sul tronco di un albero, su un gatto. Ancora nella paradossale ricerca dell’infinito, attraverso la sua dots obsession.
Queste esperienze di realtà aumentata (perché di ciò si tratta: estensioni della realtà ottenute con tecnica analogica e agite per rendere la realtà stessa tollerabile) sono documentate nel breve film Kusama’s Self Obliteration, girato da Joe Jones e Don Snyder nel 1967 (vedi sotto). Il film accompagna la mostra Yayoi Kusama. I Want to Live Forever, allestita al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano dal 28 novembre 2009 al 14 febbraio 2010 a cura di Akira Tatehata.

Vale davvero la pena di addentrarsi nell’ossessione di Kusama. Che nulla ha a che fare con il surrealismo o con la psichedelia. Gli eventi raffigurati dall’artista giapponese non sono la rappresentazione di una dimensione inconscia o il prodotto di un’alterazione di origine lisergica. Sono semmai una terapia, una rete di protezione (Infinity Nets si chiamano le grandi tele monocromatiche che l’artista dipinge ormai da un cinquantennio – tele senza inizio, senza fine e senza centro): l’antidoto alla sindrome ossessiva-compulsiva di cui Kusama soffre e insieme il linguaggio con cui ella ci permette di accedere alla sua realtà. Nessuna concessione al fantastico e all’immaginario, dunque. Solo la realtà, con cui ella ci ipnotizza. “Non si tratta della mia allucinazione, ma della mia volontà.”

Yayoi Kusama, Flowers that Bloom at Midnight $2A, 2009
Yayoi Kusama, Flowers that Bloom at Midnight $2A, 2009

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