L’ecosistema di WikiLeaks

In un mio post precedente ho parlato di sdoganamento di WikiLeaks da parte della stampa tradizionale. Oggi segnalo l’autorevolissmo punto di vista di Jay Rosen sul tema (The Afghanistan War Logs Released by Wikileaks, the World’s First Stateless News Organization). Rosen che la vicenda War Logs potrebbe essere esemplificativa di un inedito ecosistema mediatico, di cui WikiLeaks è soggetto non esclusivo. Tale ecosistema includerebbe tre attori:

  1. Una fonte di informazioni che opera al di fuori di una specifica giurisdizione nazionale (“a stasteless news organization”) e quindi non è sottoposta ai vincoli legislativi dei media tradizionali. Tale organizzazione si trova nella posizione migliore per tutelare la riservatezza e l’incolumità dei propri canali.
  2. Gli stati, che custodiscono informazioni riservate o segrete, ma non sempre sono in grado di impedirne la loro divulgazione.
  3. I media a base nazionale, i quali negoziano i termini di legittimazione fra i primi due attori, definendo – con la forza del proprio brand, la capacità di verifica delle notizie (che però in questo caso si dimostra limitata) e la potenza del proprio network – i contenuti forniti dalla fonte stateless che fanno notizia.

Il successo mediato dell’operazione War Logs nasce, secondo Rosen, dalla decisione di non diffondere liberamente in Internet lo scottante dossier, ma di concederlo in esclusiva a New York Times, Guardian e Spiegel. Se i documenti del Pentagono fossero stati disponibili per tutti fin dal primo momento, i giornalisti non avrebbero ripreso la notizia con tanta enfasi. Il valore del dossier, per le tre testate coinvolte nell’operazione, non stava solo nei contenuti, ma anche nella esclusività degli stessi.

Ha giustamente osservato Ben Smith su Politico.com (Times trio visited West Wing before Wiki bombshell):

The WikiLeaks report presented a unique dilemma to the three papers given advance copies of the 92,000 reports included in the Afghan war logs — the New York Times, Germany’s Der Speigel and the UK’s Guardian. The editors couldn’t verify the source of the reports — as they would have done if their own staffers had obtained them — and they couldn’t stop WikiLeaks from posting it, whether they wrote about it or not. So they were basically left with proving veracity through official sources and picking through the pile for the bits that seemed to be the most truthful.

Secondo Jay Rosen questa combinazione è assai efficace. La notizia viene rilasciata infatti in due forme: riassunta e narrata dai vecchi media (che in tal modo ne legittimano la fonte), disponibile in versione integrale su WikiLeaks.org.

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