Che cos’è una tesi di laurea? Che differenza c’è fra tesi e «research question»? Come si reperiscono e organizzano le fonti bibliografiche? Come scegliere il metodo di ricerca? Le domande e le risposte.
Se dovete preparare la vostra tesi di laurea triennale o magistrale e non sapete da che parte cominciare, ecco una lista di domande e risposte comuni. L’ho costruita sui più frequenti problemi che i miei studenti universitari mi pongono da anni. Alcune questioni sono banali e scontate, altre un po’ meno.
Indice
- Che cos’è una tesi di laurea?
- Che cos’è un problema di ricerca («research question»)?
- Esistono diversi tipi di tesi di laurea?
- Che cosa si intende per «metodo di ricerca»?
- Che cosa sono le fonti bibliografiche?
- Che cos’è il plagio?
- Quali regole occorre rispettare, per evitare il plagio?
- Come si organizzano le fonti?
- Come elaborare il concept della nostra tesi?
- Che cos’è e come si scrive l’abstract della tesi?
- Posso usare ChatGPT per scrivere la mia tesi?
Che cos’è una tesi di laurea?
La tesi di laurea non è un esercizio di bella scrittura (anche se deve essere scritta bene). Non è neanche il tentativo di raccogliere ed esibire tutta la conoscenza disponibile su uno specifico tema. La tesi di laurea è il tentativo di rispondere a un problema di ricerca («research question», vedi oltre), formulato a partire da un’idea espressa in modo semplice e perspicuo, di solito attraverso una o due frasi dichiarative. È un’affermazione («statement») breve e diretta che riassume il punto o l’argomento principale del nostro studio o saggio accademico. Tale affermazione può essere associata a un’ipotesi sperimentale, che può essere dimostrata o confutata in base ai risultati del disegno di ricerca dello studio.
Che cos’è un problema di ricerca («research question»)?
Il problema di ricerca è un quesito a cui il nostro studio mira a rispondere, collegandosi alla questione definita dalla tesi (vedi sopra). I problemi di ricerca possono essere classificati in quantitativi, qualitativi e a metodo misto. Le domande quantitative sono precise e strutturate, quelle qualitative sono flessibili ed esplorative, mentre quelle a metodo misto combinano entrambi gli approcci.
In tutti i casi, la questione di ricerca non deve essere vaga o ambigua, non può abbracciare un ambito troppo vasto, deve contenere elementi di originalità ed essere rilevante. Inoltre è essenziale assicurarsi che la domanda di ricerca sia rispondibile, tenendo conto delle risorse, dei vincoli di tempo e dell’effettiva possibilità di accesso ai dati. Infine, è bene sempre partire dalla letteratura scientifica esistente: il rischio di scoprire l’acqua calda o di sforzarsi di dimostrare ciò che è stato ampiamente confutato è sempre dietro l’angolo.
Ecco due esempi – uno scorretto e l’altro corretto – di problema di ricerca:
«In che modo i social media influenzano gli utenti?» (problema posto in modo scorretto).
«Quali effetti ha l’esposizione quotidiana e prolungata a TikTok sulla capacità di attenzione degli utenti di età compresa fra i 13 e i 18 anni?» (problema posto in modo corretto).
Come si vede, la prima domanda è formulata in modo troppo generico ed è per questo difficilmente rispondibile. La seconda domanda, invece, è sufficientemente specifica e può trovare risposta, almeno in via di principio, attraverso la raccolta e la successiva analisi di dati. Tuttavia, prima di sposare una domanda di ricerca come quella del secondo esempio, dobbiamo verificare la possibilità di reperire, in concreto, i dati necessari per formulare una risposta puntuale.
Alcuni spunti bibliografici per approfondire il tema:
- Lipowski, E. E. (2008). Developing great research questions. American Journal of Health-System Pharmacy, 65 (17), 1667-1670. https://academic.oup.com/ajhp/article-abstract/65/17/1667/5128061
- Ritchie, J., Lewis, J., Nicholls, C. M., & Ormston, R. (Eds.). (2013). Qualitative Research Practice: A Guide for Social Science Students and Researchers. Thousand Oaks, CA: Sage. https://uk.sagepub.com/en-gb/eur/qualitative-research-practice/book237434
- Tashakkori, A., & Teddlie, C. (Eds.). (2010). Sage Handbook of Mixed Methods in Social & Behavioral Research. Thousand Oaks, CA: Sage. https://methods.sagepub.com/hnbk/edvol/sage-handbook-of-mixed-methods-social-behavioral-research-2e/toc
Esistono diversi tipi di tesi di laurea?
Sì. Schematizzando, possiamo identificarne tre:
- Tesi illustrativa: ha lo scopo di spiegare un problema o un argomento, elencandone gli aspetti chiave.
- Tesi analitica: si propone di analizzare, interpretare o valutare i vari aspetti di un argomento.
- Tesi argomentativa: indica un argomento e la posizione specifica dell’autore sull’argomento, nonché il motivo per cui l’autore ha scelto di prendere quella posizione.
Che differenza c’è fra una tesi compilativa e una tesi sperimentale?
Spesso si fa distinzione fra tesi compilative e tesi sperimentali. Una tesi compilativa presenta informazioni già esistenti, raccolte da fonti varie (libri, articoli, ricerche precedenti e risorse online). Viceversa, una tesi sperimentale, o tesi di ricerca, sviluppa un studio nuovo attraverso l’analisi di dati originali. Se fatta bene, una tesi compilativa non ha meno valore di una tesi sperimentale.
Che cosa si intende per «metodo di ricerca»?
Quando mettiamo a fuoco la tesi e dunque definiamo la questione di ricerca, dobbiamo anche identificare il metodo di ricerca che intendiamo utilizzare per il suo sviluppo. Un metodo di ricerca è l’insieme delle tecniche che portano a dare una risposta alla questione di ricerca posta dalla tesi stessa.
Esistono metodi di ricerca quantitativi, qualitativi e misti.
- Metodo quantitativo: Si basa sull’uso di dati numerici o quantificabili, come quantità e grandezze, ed è applicata a universi ampi, da cui si estraggono campioni rappresentativi per garantire la validità dei risultati. Questo approccio consente di raccogliere dati misurabili, classificabili o categorizzabili, analizzabili tramite strumenti statistici per individuare modelli, relazioni e formulare generalizzazioni.
- Metodo qualitativo: Si concentra sulle cause profonde dei fenomeni, esplorando le interpretazioni che le persone danno alle loro esperienze. Per questa ragione, lavora spesso con campioni ridotti, selezionati secondo il principio della saturazione. Questo metodo permette di comprendere meglio processi complessi, interazioni sociali e fenomeni culturali attraverso la raccolta di dati relativi a esperienze, emozioni e comportamenti, oltre che ai significati attribuiti dagli individui a tali fenomeni.
- Metodi di ricerca misti: Combina elementi della ricerca quantitativa e qualitativa, offrendo un approccio integrato che unisce l’analisi statistica a una comprensione più approfondita e contestualizzata dei fenomeni. Lungi dall’essere in opposizione, i due metodi sono altamente complementari, e sempre più spesso la ricerca qualitativa contribuisce alla generazione di dati quantitativi, e viceversa, per una conoscenza più completa e articolata.
Non esiste un metodo di ricerca giusto o migliore degli altri in assoluto. Esiste il metodo più opportuno, in funzione del tipo di domanda di ricerca, dell’ambito disciplinare e dei mezzi a disposizione (tempi, risorse ecc.) Per un approfondimento, suggerisco la lettura del libro di Alessandro Caliandro e Alessandro Gandini I metodi digitali nella ricerca sociale (Roma, Carocci, 2019).
Che cosa sono le fonti bibliografiche?
Sono le fonti di conoscenza alle quali attingiamo, quando sviluppiamo la nostra tesi di laurea. Le fonti devono essere autorevoli secondo gli standard condivisi dalla comunità accademica. Esse includono tutti i contributi di autori di provata competenza (articoli, studi, ricerche, monografie), pubblicati da editori e periodici a loro volta autorevoli. È bene evitare, invece, di affidarsi a contenuti di carattere commerciale reperiti nel Web o a materiale pubblicistico di scarso valore scientifico.
Sono utili i motori di ricerca e gli archivi di contributi scientifici disponibili online, anche se non tutti adottano criteri di peer review. Segnaliamo, in particolare:
Da notare che oggi diversi editori scientifici forniscono risorse di tipo «open access», ossia risorse ad accesso aperto. Esse rendono disponibili online, in modo gratuito e immediato, articoli di riviste o libri, insieme ai diritti di utilizzo completo. Si tratta insomma di contenuti aperti a tutti, senza costi di accesso.
Un altro tipo di fonte, la cui attendibilità andrebbe valutata di volta in volta, è costituito dagli studi prodotti dalle società di ricerca o di consulenza. Possono essere utili quando abbiamo bisogno di dati sui quali effettuare ulteriori elaborazioni. Nell’ambito della ricerca sociale, per esempio, i siti web italiani di Istat – Istituto Nazionale di Statistica e Openpolis, oltre a quelli di Destatis (l’ufficio federale di statistica della Germania), Eurostat, Census Bureau (l’ufficio di statistica degli Stati Uniti) e Pew Research Center. Tali siti possono rivelarsi autentiche miniere d’oro. Occorre però saper cercare con metodo e pazienza.
Per le tesi di laurea a indirizzo giuridico sono poi di grande importanza le fonti normative: leggi, regolamenti e giurisprudenza. Sul moto corretto di citare tali fonti si rimanda a Come si citano le fonti.
Che cos’è il plagio?
Il plagio consiste nella falsa attribuzione a sé di opere o scoperte delle quali spettino ad altri i diritti di invenzione o di priorità. In pratica, incorriamo nel plagio quando presentiamo nella tesi il lavoro di un’altra persona come se fosse il nostro, perché omettiamo di citare la fonte. Il reato di plagio è stato giudicato incostituzionale secondo l’ordinamento italiano nel 1981. Quindi il plagio di un opera non è perseguibile penalmente nel nostro Paese. Tuttavia l’appropriazione indebita dell’opera intellettuale di un’altra persona ha conseguenze in ambito civile, con il risarcimento del danno.
Quali regole occorre rispettare, per evitare il plagio?
Per evitare il plagio, occorre essere sempre molto trasparenti nel riconoscere la paternità della produzione altrui. Mai far apparire come nostro il lavoro d’altri. A tale scopo, quando inseriamo nella tesi idee o materiale scritto da altri, rispettiamo le seguenti regole:
Evidenziamo sempre il testo altrui: nel caso di citazione breve (in genere meno di 40 parole), essa va inserita all’interno del corpo del testo, fra virgolette basse (« »); nel caso di citazione più lunga («fuori corpo»), essa va inserita integralmente, senza virgolette, rientrata rispetto al corpo principale (per un approfondimento sul modo corretto di citare, si rimanda a Come si citano le fonti).
Rimandiamo alla fonte della citazione in modo puntuale: autore, titolo dell’opera (in corsivo, non fra virgolette), luogo di pubblicazione e nome dell’editore, data di pubblicazione, numeri di pagina, volume e fascicolo (per gli articoli in rivista), in coerenza con lo stile citazionale che abbiamo scelto (per un approfondimento su questo, si veda Come si citano le fonti).
Quando parafrasiamo il testo altrui, anziché riportarlo letteralmente, comunque esplicitiamo la fonte e non esageriamo. Se, per dire, un intero capitolo della nostra tesi è costituito dalla parafrasi del testo di un altro autore, c’è qualcosa di storto nell’approccio che stiamo seguendo.
Esistono alcuni strumenti, accessibili a titolo gratuito, che permettono di effettuare una scansione della nostra tesi alla ricerca di similitudini «sospette» con testi di alti autori, che magari non abbiamo citato correttamente. In particolare, si suggerisce l’uso di Compilatio.
Come si organizzano le fonti?
Esistono alcuni software, anche gratuiti, che aiutano a creare e organizzare la bibliografia della nostra tesi. Essi consentono non solo di inserire e formattare le citazioni nel testo dell’elaborato, ma anche di importare registri bibliografici da cataloghi, banche dati e siti web. Segnalo, fra gli altri:
- Mendeley
- EndNote Basic di Clarivate
- Zotero
Inoltre Word di Microsoft mette a disposizione funzionalità avanzate per la gestione delle fonti, l’organizzazione della bibliografia e l’inserimento delle citazioni.
Un ulteriore strumento utile è Citation Machine, che aiuta a creare rimandi biliografici corretti, a seconda dello stile citazionale scelto, e contiene anche un motore anti-plagio.
Come elaborare il concept della nostra tesi?
Anziché precipitarci a definire l’indice (sommario o scaletta) della nostra tesi, dovremmo prima di tutto occuparci di redigere un concept, ovvero un breve testo (30-40 righe) costituito dai seguenti elementi:
- Definizione della questione di ricerca
- Riassunto dell’argomento principale collegato alla questione di ricerca
- Esposizione di alcune prove e fatti che, a una prima analisi, sembrano a sostegno della tesi
- Anticipazione di alcune possibili controargomentazioni
- Illustrazione del metodo di ricerca
Che cos’è e come si scrive l’abstract della tesi?
L’abstract di una tesi di laura e di qualsiasi documento di ricerca fornisce un riassunto informativo del suo contenuto. Comunemente posto all’inizio della tesi, deve essere scritto anche in inglese e deve contenere le parole chiave relative al lavoro che presenta, in modo da permetterne la classificazione. Un abstract che funziona è autoconsistente, fa capire qual è il livello tecnico richiesto per la lettura della tesi e indica che cosa ci si può aspettare se si decide di continuare a leggere. Esso deve contenere le seguenti informazioni:
- Motivi che ci hanno spinto a sviluppare la nostra tesi
- Ragioni per cui consideriamo l’argomento importante
- Questione di ricerca
- Metodo impiegato nell’ambito della ricerca
- Risultati ottenuti
- Questioni aperte e potenziali sviluppi
È consigliabile scrivere l’abstract solo dopo avere completato la stesura della tesi.
Posso usare ChatGPT per scrivere la mia tesi?
Se «usare ChatGPT» significa affidare al chatbot il compito di redigere il testo della tesi al nostro posto, la risposta breve è «no». E ciò almeno tre ragioni.
Innanzi tutto, si assume che la tesi di laurea sia il prodotto del nostro ingegno, della nostra intelligenza e della nostra capacità di elaborazione, la quale consiste nell’organizzare il pensiero in modo adeguato e nell’esporre i contenuti di tale pensiero con chiarezza. È in base a tali contenuti e capacità che siamo giudicati e veniamo laureati. Raggiungere l’obiettivo usando l’intelligenza di altri (qualcuno che faccia la tesi al nostro posto) o la capacità simulativa di un agente artificiale (ChatGPT, appunto) è scorretto, meschino e umiliante. Vuol dire prendere in giro prima di tutto noi stessi. Mi piace ricordare le parole di Immanuel Kant, che ci esorta ad avere il coraggio della nostra intelligenza senza essere guidati da un altro (Risposta alla domanda: che cos’è l’illuminismo?, 1784):
Pigrizia e viltà sono le cause per le quali tanta parte degli esseri umani, dopo che la natura li ha da lungo tempo liberati dall’altrui guida (naturaliter maiorennes), rimangono tuttavia volentieri minorenni a vita; e per questo riesce tanto facile ad altri erigersi a loro tutori. È così comodo essere minorenni! Se ho un libro che ha intelletto per me, un direttore spirituale che ha coscienza per me, un medico che valuta la dieta per me, ecc., non ho certo bisogno di sforzarmi da me. Non ho bisogno di pensare, purché sia in grado di pagare: altri si assumeranno questa fastidiosa occupazione al mio posto.
Ricordiamoci poi che ChatGPT scrive bene, ma commette molti errori nell’elaborare le proprie fonti. A volte si tratta di errori gravi (in un recente test condotto insieme a una laureanda in Filologia moderna all’Università di Pavia, per esempio, ho verificato che il chatbot ha inventato e attribuito a Eugenio Montale versi che in realtà Montale non ha mai scritto). Per non parlare dei limiti che la tecnologia di OpenAI manifesta nell’ambito del calcolo matematico (per esempio, ChatGPT non sa contare). Fidarsi dell’intelligenza artificiale generativa, come se fosse un oracolo, è sciocco e pericoloso.
Infine è bene tenere presente che ChatGPT è stato addestrato su un corpus di contenuti di qualità discontinua: oltre a materiali autorevoli e aggiornati, tale corpus contiene un po’ tutto quello che OpenAI è riuscita a rastrellare nel Web. E, com’è noto, il Web è pieno di spazzatura, di dati scorretti, notizie false, informazioni superate. Per dire: tempo fa, avendo interrogato ChatGPT sul profilo del grande poeta italiano Dino Campana, mi sono sentito rispondere che tale autore sarebbe riconducibile alla scuola letteraria futurista. Il che è, come minimo, discutibile.
Se non vi basta, ecco i rischi relativi all’uso di ChatGPT per la stesura della stesi di laurea, che lo stesso chatbot – da me interrogato in proposito – ha indicato:
- Plagio: Copiare integralmente il contenuto generato senza rielaborarlo potrebbe violare le normative accademiche sul plagio.
- Inaccuratezza: ChatGPT può generare informazioni errate, incomplete o non aggiornate. È indispensabile verificare ogni dato e citazione con fonti accreditate.
- Mancanza di originalità: Affidarsi eccessivamente a ChatGPT potrebbe compromettere l’originalità del lavoro, che è un requisito fondamentale per una tesi.
- Superficialità: I contenuti generati possono essere generici e non sempre rispondono al livello di approfondimento richiesto in un contesto accademico.
- Sovraccarico di informazioni: ChatGPT potrebbe produrre materiale non pertinente o ridondante, distraendoti dall’obiettivo principale.
- Rischio di dipendenza: Usarlo come sostituto del pensiero critico e della ricerca personale può limitare la tua capacità di analisi e sviluppo autonomo.
Ciò non significa che ChatGPT (e strumenti analoghi, come Claude di Anthropic o Gemini di Google) sia uno strumento inutile. Suggerisco di impiegarlo per mettere alla prova le nostre scelte, senza perdere mai il controllo della situazione. Siamo noi a pensare, decidere, organizzare e scrivere. A ChatGPT chiediamo di proporre delle alternative al nostro schema di ragionamento, di provare a identificare una fonte specifica, di verificare la correttezza grammaticale della nostra scrittura (esercizio molto utile per chi presenta disturbi specifici dell’apprendimento, che si manifestano in difficoltà nell’acquisizione e utilizzazione della lettura, della scrittura e del calcolo).