La Corte distrettuale ha riconosciuto la GenAI come la vera variabile capace di cambiare le regole del gioco nella ricerca online. E ne ha tenuto conto nella sua decisione.
Si discute molto della liability decision con cui, il 2 settembre scorso, il giudice distrettuale Amit P. Mehta ha riconosciuto l’illegittimità degli accordi esclusivi stipulati da Google con terze parti (in particolare, Apple) per distribuire il proprio motore di ricerca, senza però imporre all’azienda di interrompere i pagamenti delle commissioni in essere e di disfarsi del browser Chrome.
Come spesso accade in questi casi, entrambi i contendenti cantano vittoria. Il Dipartimento di Giustizia si dichiara soddisfatto della decisione della Corte, esprimendosi in una nota ufficiale in questi termini:
The Justice Department’s Antitrust Division won significant remedies in its monopolization case against Google in online search. In United States et al. v. Google, the U.S. District Court for the District of Columbia prohibited Google from entering or maintaining exclusive contracts relating to the distribution of Google Search, Chrome, Google Assistant, and the Gemini app; ordered Google to make certain search index and user-interaction data available to rivals and potential rivals; and ordered Google to offer search and search text ads syndication services to enable rivals and potential rivals to compete.
Dal canto suo, Google ha diffuso un comunicato in cui si parla di «rovesciamento» dei contenuti della prima sentenza sul caso, pronunciata nell’agosto 2024:
U.S. court overseeing the Department of Justice’s lawsuit over how we distribute Search issued a decision on next steps. Today’s decision recognizes how much the industry has changed through the advent of AI, which is giving people so many more ways to find information. This underlines what we’ve been saying since this case was filed in 2020: competition is intense and people can easily choose the services they want.
Nel comunicato di Google si fa riferimento a un aspetto che molti osservatori hanno sottolineato: il ruolo che l’intelligenza artificiale generativa (GenAI) sta giocando nel ridefinire lo scenario competitivo nell’ambito della ricerca online e il peso che tali cambiamenti hanno esercitato sulla decisione del tribunale distrettuale di Columbia. In effetti, vale la pena di leggere nei dettagli le 260 pagine della Memorandum Opinion del giudice Metha. Il quale fin nell’introduzione dichiara:
Artificial intelligence technologies, particularly generative AI (“GenAI”), may yet prove to be game changers. Today, tens of millions of people use GenAI chatbots, like ChatGPT, Perplexity, and Claude, to gather information that they previously sought through internet search. These GenAI chatbots are not yet close to replacing GSEs, but the industry expects that developers will continue to add features to GenAI products to perform more like GSEs. The emergence of GenAI changed the course of this case. (p. 1)
Le motivazioni della decisione
La Corte distrettuale ha riconosciuto la GenAI come la vera variabile capace di cambiare le regole del gioco nella ricerca online. E ne ha tenuto conto nella sua decisione.Secondo il giudice, in sostanza, la GenAI non ha ancora sostituito i motori di ricerca tradizionali, ma sta erodendo gradualmente l’uso esclusivo di Google Search come punto di accesso all’informazione online. I chatbot e le funzioni di intelligenza artificiale integrate (anche dentro Google stesso) stanno cambiando le abitudini degli utenti e aprendo spazi per nuovi concorrenti. Peraltro., il rischio riconosciuto dalla Corte è che Google, grazie al dominio su cui può contare oggi nei contratti di distribuzione e nei dati di training, possa estendere il monopolio anche nel nascente mercato della GenAI, a meno che non vengano applicati rimedi antitrust efficaci.
Ecco, dunque, che i rimedi indicati nella Memorandum Opinion mirano non solo a riaprire la concorrenza nei motori di ricerca, ma anche ad evitare che il dominio attuale di Google Search si trasferisca automaticamente al settore GenAI. Rispetto alle richieste dei ricorrenti (Dipartimento di Giustizia e alcuni Stati) e a quelle difensive di Google, la Corte ha scelto una via intermedia: niente obblighi di disinvestimento né divieto di pagamenti a terze parti come Apple, ma forti vincoli contrattuali, più trasparenza e condivisione di dati e servizi con i concorrenti, per impedire che il monopolio nella ricerca si trasferisca nel nascente mercato della GenAI. Sarà sufficiente?