Twitter, timeline e futuro

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La timeline di Twitter sopravvivrà a sé stessa? Di seguito propongo qualche argomento a favore dell’idea che la logica rigorosa della timeline di Twitter ne costituisca, al tempo stesso, il principale tratto distintivo e il maggiore elemento di debolezza.

Twitter medium di flusso?

Ammesso che la metafora dello stock and flow, introdotta nel 2010 da Robin Sloan, abbia ancora senso, Twitter sta senz’altro dalla parte dei cosiddetti flow media: stock è il contenuto che dura e che continua a generare interesse nel tempo; flow è lo scorrere incessante di contenuti più o meno importanti, i quali sembrano passare sotto i nostri occhi solo per ricordarci che il tempo fugge.

Il funzionamento della timeline di Twitter si fonda sull’idea che un’azione nel Web abbia effetto in tempo reale. L’informazione viene spinta verso gli utenti non appena è disponibile. Nella timeline i nostri tweet e quelli degli utenti che seguiamo appaiono in ordine cronologico inverso, dal più recente al più antico. Appaiono e scompaiono, nel giro di pochi istanti. Ogni tweet resta nella cosiddetta safe area solo pochi secondi, scalzato da altri tweet di volta in volta più recenti. Se seguo 1000 utenti, ogni minuto vedo scorrere – e scomparire – 100 tweet.

Nel paradigma del realtime, dunque, le logiche della comunicazione cambiano. Ci si confronta con l’impersistenza dei messaggi: essi agiscono, ma poi evaporano. Si fatica a storicizzare, stratificare, registrare, salvare dall’oblio. L’immagine migliore che riesco a concepire è quella del fiume. Pánta rêi, fece dire Platone a Eraclito. Ovvero: “tutto scorre”. Ed è in effetti a Eraclito che conviene pensare, per rappresentare l’insostenibile logica della timeline di Twitter:

“Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va.” (Sulla natura, 91DK)

La timeline è il fiume che viene e va, dunque. Ogni tweet, allora, ha le sembianze di una barca di carta che affidiamo alle acque del fiume stesso, nella speranza che altri, accomodati lungo le sue rive, la scorgano.

Il presente per il presente

Vediamo che questa circostanza costituisce lo specifico di Twitter e di altri social media, che addirittura ne estremizzano la logica. Pensiamo in particolare a Snapchat, piattaforma di grande successo fra gli utenti più giovani. In Snapchat il valore del contenuto, come oggetto da preservare, si indebolisce. Gli utenti non condividono oggetti mediali – testi, foto, video – bensì momenti, esperienze, stati. Ammesso che si possa definire Snapchat un social medium, esso è molto “social” e poco “medium”: è il presente per il presente (Nathan Jurgenson).

Tutto ciò è ben noto all’utente di Twitter. Esistere su Twitter significa mettere del valore nei propri tweet per farli durare, per fare in modo che gli altri utenti li salvino dallo sciupio della timeline. Vogliamo che gli altri utenti, fra le innumerevoli barche di carta che scorrono incessantemente sotto i loro occhi, notino proprio la nostra. Su Twitter lottiamo contro la dittatura della timeline. Il fiume viene e va, ma la nostra barca deve restare: ecco che cosa vogliamo. Allo stesso modo cerchiamo di fare durare i tweet altrui, quelli che ci interessano o ci riguardano. Li cerchiamo e li troviamo, a dispetto della timeline che li fa subito scomparire. E poi li contestualizziamo, collocandoli in una cornice di senso (magari con l’aiuto di Storify o Tweetbook).

Sospetto che vi sia una relazione fra tutto ciò e l’attuale crisi di modello di Twitter. Non si è riflettuto abbastanza, in Italia, sulla presa di posizione di Chris Sacca, uno dei maggiori investitori di Twitter, il quale all’inizio di giugno è intervenuto con un post denso è intelligente sugli errori commessi nello sviluppo della piattaforma e sul modo migliore di correggere il tiro (What Twitter can be).

La timeline e la nostra mente

Secondo Sacca alcune cose stanno andando bene, in Twitter. Fra queste la velocità di sviluppo dei nuovi prodotti, la crescita dei ricavi (74% anno su anno), la scelta del management di non cedere le proprie quote azionarie, alcune buone acquisizioni (in particolare Periscope e TellApart). Altre cose, però, stanno andando male: la crescita di nuovi utenti è rallentata, l’efficacia come canale per la pubblicità si è rivelata modesta, la fiducia di Wall Street nei confronti del management è diminuita, gli investitori non sono convinti del potenziale di crescita della piattaforma.

Si tratta della classica spirale della comunicazione sbagliata: questa genera aspettative distorte, le quali a loro volta sono destinate a rimanere disattese, con effetti negativi sull’immagine proiettata dai media.

Il vero problema – continua Sacca – è che per molte persone Twitter è difficile da usare. E questo perché il suo funzionamento non corrisponde a quello della nostra mente. In particolare la timeline è in ordine cronologico inverso (dal tweet più recente a quello più vecchio) ed è composta dai tweet di tutti gli utenti che seguiamo. Per questo, anche se Twitter è ricchissimo di contenuti (500 milioni di tweet al giorno) e ce li ha in tempo reale, cioè prima di altre piattaforme, l’utente fatica a trovarli. Insomma – conclude Sacca – è venuto il momento di mettere in discussione due assunti: l’idea che i tweet più recenti siamo necessariamente i migliori e quella in base alla quale solo le persone che seguiamo pubblicano contenuti interessanti. Tali assunti sono entrambi falsi, ovviamente.

Alcuni correttivi sono stati introdotti di recente per attenuare il problema. È il caso della “Instant Timeline”, la quale rende più semplice la creazione dell’account per coloro che si iscrivono al servizio, oppure della funzione “Mentre eri offline”, che recupera i tweet persi anche se non sono i più recenti, o infine degli “Highlights per Android”.

Secondo Sacca Twitter dovrebbe migliorare tre funzionalità “core”: l’accesso a eventi live (per esempio selezionando in anticipo, per ciascun evento, gruppi di account autorevoli e offrendo quindi timelime ad hoc agli utenti che intendono seguire tali eventi, anche senza registrarsi a Twitter), la navigazione dei contenuti per canali, categorie o ambiti geografici (arrivando addirittura a ipotizzare applicazioni separate per contenuti distinti), la possibilità di salvare tweet di interesse, isolandoli dalla timeline.

  1. Rodolfo Monacelli

    Questo è certamente il limite di Twitter, ma anche il suo tratto distintivo. Senza di questo si snaturerebbe la sua natura.
    Come ovviare a tutto questo? Per chi usa Twitter per scopi professionali, come pubblicizzare gli articoli del suo blog, postare lo stesso articolo in orari diversi, comprendendo che non sarebbe una “ripetizione” perché su Twitter a orari diversi corrispondono utenti diversi.

    agosto 16th, 2015 //

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