Egitto, la promessa tradita

Mentre piazza Tahrir si infiamma di nuovo, vale la pena di leggere il rapporto appena rilasciato da Amnesty International sulla situazione egiziana post-rivoluzione (Broken Promises. Egypt’s Military Rulers Erode Uman Rights). Sessantatre pagine lucide e documentate, in cui si evidenzia il contrasto fra i principi affermati dallo SCAF (il Consiglio Supremo delle Forze Armate) pochi giorni dopo la deposizione di Hosni Mubarak e la progressiva limitazione dei diritti civili che i cittadini egiziani stanno sperimentando in questi giorni, inclusa la libertà di espressione e di associazione. Di fatto la promessa formulata dai militari di accompagnare il paese nella transizione verso la democrazia, che aveva suscitato frettolosi entusiasmi in tutto il mondo, appare al momento tragicamente tradita.

Scrive in queste ore la blogger Dima Khatib (Like Syria, Like Egypt ? Not Quite, But.. !): “Per mesi ci siamo cullati nell’idea che l’esercito egiziano sostenesse la rivoluzione e ci siamo augurati che anche negli altri paesi arabi i militari adottassero la linea dello SCAF”. Oggi scopriamo una realtà diversa:

Not as bad as Syria, of course. But it is the same attitude and the same outcome : death, pain, blood, suffering, humiliation, brutal repression

In realtà, come in febbraio era presto per celebrare l’avvento della democrazia all’ombra delle piramidi, così oggi è presto per dire che le forze della controrivoluzione prevarranno. Peraltro i morti degli ultimi giorni sembrano costituire il tragico effetto collaterale della guerra di posizionamento che sta precedendo le elezioni parlamentari (il cui inizio, salvo smentite, è previsto per la fine di novembre). Interessante, in questo senso, il punto di vista espresso ieri sul Guardian da Sara Khorshid (Both camps have failed Egyptians), secondo la quale sono soprattutto le forze liberali a temere le prossime elezioni e ad approvarne il sabotaggio da parte della piazza. Non è un caso, forse, che i Fratelli Musulmani – i quali certamente uscirebbero premiati dalle urne – non abbiano aderito alle manifestazioni previste per oggi e domani.

Il processo avviato con la cosiddetta Primavera araba è destinato a durare a lungo. Certo, quello che accadrà nelle prossime ore in piazza Tahrir è destinato a condizionare pesantemente il corso di tale processo, non solo in Egitto ma in tutto il Nord Africa e il Medio Oriente. Mentre assistiamo ai tragici avvenimenti del Cairo, un nuovo fronte si è aperto in Marocco. Tutto da seguire su Twitter (vedete qui).

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