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come un pesce rosso immerso nei media

Dove si parla di media, arte, letteratura e informazione, e del loro rapporto con le nuove tecnologie della comunicazione.

Il programma, oggi più che mai, mi sembra essere quello di una critica umanistica ai media e alla tecnologia, una critica cioè che parta da un nocciolo pervicace di umanità, nel tentativo di verificare quali spazi esistano per una scelta dell’individuo nella tecnosfera globale.

Esercizio reso complesso proprio dalla circostanza inedita in cui ci troviamo e in cui si muovono i media contemporanei.

Velocità di fuga

La velocità di fuga delle nuove tecnologie supera di gran lunga quella della nostra elaborazione simbolica e ci sottopone a un costante tech-leg. D’altronde è alterata la percezione stessa della realtà: a quella in atto, materiale, atomica, corrispondono infinite realtà in potenza, virtuali, aumentate. Ma proprio questi vincoli rappresentano, al tempo stesso e per paradosso, il nostro vantaggio competitivo nei confronti delle tecnologie. Lo stato della tecnologia è per definizione provvisorio e quindi obsoleto. Ciò che si salva, in questa obsolescenza, è l’individuo. Un individuo nuovo, capace di esplorare futuri inauditi e di selezionare possibilità.

Media e postmedialità

Progressivamente i media si sono presi tutto il nostro tempo e il nostro spazio, al punto da sovrapporsi al mondo. Oggi viviamo immersi in essi. I media ci si presentano non tanto come veicoli di messaggi, ma piuttosto come ambienti ed estensioni di noi stessi. E noi ci troviamo nella condizione dei due pesci della storiella di David Foster Wallace, ai quali viene chiesto com’è l’acqua in cui stanno nuotando e che rispondono: «Che diavolo è l’acqua?»

Contro il determinismo tecnologico

Il determinismo tecnologico è purtroppo ancora imperante. Sorpavvive l’idea che la tecnologia “abbia impatto” sulla società, come un martello impatta su un chiodo. Io ritengo semmai che lo sviluppo tecnologico e le pratiche sociali si co-determinino. «Le battaglie-chiave si combattono adesso. Se ci concentriamo sulla tecnologia, lo scontro sarà perso prima ancora di cominciare a lottare. Dobbiamo confrontarci con le regole sociali, culturali e politiche che circondano il paesaggio tecnologico e ne definiscono le modalità d’uso.» (Henry Jenkins)

In più, una serie di informazioni pratiche sui miei insegnamenti all’Università di Pavia e una guida alla preparazione della tesi di laurea per gli studenti.

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