Come si citano le fonti

Come si citano le fonti - studente disperato sommerso dai libri

Breve guida alla citazione delle fonti bibliografiche, agli stili citazionali e all’organizzazione della bibliografia nella tesi di laurea.

La citazione bibliografica è il riferimento esplicito alla fonte che stiamo utilizzando, ogni volta che ricorriamo a  idee, contenuti o parole altrui. Sulla differenza tra fonti primarie e secondarie, sull’autorevolezza e sul fattore di impatto di ciascuna fonte, nonché sui principali archivi bibliografici disponibili online, rimando alla pagina Fonti e letteratura critica: guida alla bibliografia. Sui criteri da utilizzare per selezionare le diverse fonti e sui rischi che corriamo quando non citiamo le fonti bibliografiche in modo corretto, suggerisco invece di dare un’occhiata alla pagina La tesi di laurea.

Di seguito sono riportate le regole da applicare ogni volta che si cita una fonte e i criteri da seguire per organizzare la bibliografia della tesi.

Indice

  • Cos’è la citazione delle fonti bibliografiche
  • Citazioni indirette
  • Citazioni dirette
  • Stili citazionali
  • Bibliografia e sitografia

Cos’è la citazione della fonti bibliografiche

Citare vuol dire, prima di tutto, riportare parole altrui all’interno del nostro testo. Più in generale, la citazione è il riferimento esplicito a un autore, a un testo o a un’opera, cui ricorriamo ogni volta che ci serviamo di idee non nostre. Anche nei casi in cui i contenuti non hanno natura testuale (disegni, fotografie, video, audio), se non ne siamo gli autori, stiamo citando.

Rimandiamo alle parole o ai contenuti di altri autori per diverse ragioni:

  • per testimoniare che quelle parole sono state dette o quei concetti sono stati espressi;
  • per confermare quanto andiamo sostenendo, evidenziando che altri la pensano come noi;
  • per contestare affermazioni o idee altrui, che non condividiamo.

In tutti i casi, nel contesto di un lavoro scientifico – qual è una tesi di laura – siamo tenuti a rendere esplicito il nostro debito. Dobbiamo cioè indicare in modo chiaro da quale fonte abbiamo tratto ciò che stiamo integrando nel nostro lavoro. E dobbiamo farlo nel rispetto di alcuni formalismi, fissati da standard internazionali. Chiamiamo tali formalismi «stili citazionali». Ciò è ugualmente necessario in due situazioni: citazioni dirette e citazioni indirette.

Citazioni dirette

Le citazioni dirette corrispondono a tutti i casi in cui riportiamo il testo altrui alla lettera. A seconda della lunghezza del testo riportato, distinguiamo due casi:

Citazione breve

Se il testo citato è breve, diciamo fino a un massimo di tre righe, dobbiamo collocarlo fra virgolette basse (« »), evitando di metterlo in corsivo anche se è in una lingua diversa da quella che stiamo impiegando per la scrittura del nostro elaborato (per esempio, diciamo che il romanzo Moby-Dick di Herman Melville comincia con le seguenti parole: «Call me Ishmael»).

Citazione «fuori corpo»

Se, viceversa, il testo citato è più lungo, occorre inserirlo integralmente, senza virgolette ed editando il corsivo, rientrato rispetto al corpo principale (parliamo, in questo caso di citazione «fuori corpo»).

Citazioni indirette

Le citazioni indirette consistono nella parafrasi del testo altrui, ossia nella riformulazione di tale testo con parole nostre, richiamandone in ogni caso i contenuti e le idee.

Stili citazionali

Esistono diversi stili citazionali, ossia diverse modalità di rappresentare, ordinare e formattare le informazioni relative alle fonti che citiamo. La scelta dello stile citazionale da impiegare nel nostro elaborato va fatta tenendo conto di tre fattori:

  • l’ambito disciplinare in cui si colloca tale elaborato (umanistico, delle scienze naturali, informatico, medico, delle scienze sociali, …);
  • le consuetudini della comunità accademica di cui facciamo parte;
  • gli standard in uso presso l’editore o la testata che pubblica il nostro lavoro.

Ecco l’elenco degli stili citazionali più utilizzati a livello internazionale (fra parentesi, l’ambito disciplinare di pertinenza per ciascuno di essi):

Nella sostanza, si tratta di scegliere fra due modalità alternative di rimando alla fonte: il riferimento esteso in nota, oppure il riferimento abbreviato nel testo (detto anche «sistema autore-data»).

Riferimento esteso in nota

Il primo dei due approcci – riferimento esteso in nota – è prevalentemente utilizzato nei lavori di ricerca in ambito umanistico. Come standard si può considerare il Format A del Chicago Manual of Style. I riferimenti alle fonti sono collocati in note a piè di pagina o note finali numerate. Ogni nota corrisponde a un numero in rilievo (apice) nel testo. Le fonti sono poi elencate in una bibliografia separata. Il sistema esteso in nota permette di accogliere un’ampia varietà di fonti, comprese quelle meno comuni che non si adattano perfettamente al sistema autore-data. Per questo motivo è preferito da molti studiosi di materie umanistiche, tra cui letteratura, storia e arti.

Sistema autore-data

Il sistema autore-data, invece, è tipico della letteratura scientifica in ambito politico, sociale, naturale, medico e informatico. Esso è seguito, con alcune varianti, dagli stili citazionali Chicago (Format B), APA, Harvard, IEE e MLA. Nel sistema autore-data, le fonti sono citate brevemente nel testo, di norma tra parentesi, con il cognome dell’autore e l’anno di pubblicazione. Ogni citazione nel testo corrisponde a una voce in un elenco di riferimento, dove sono fornite le informazioni bibliografiche complete.

Qualunque preferenza formuliamo fra i due approcci, è ovviamente importante che compiamo una scelta univoca. Mescolare stili citazionali diversi all’interno dello stesso lavoro è un grave errore. Gli studenti dei Corsi di laurea in Comunicazione dell’Università di Pavia (Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali), sono liberi di scegliere fra il riferimento esteso in nota e il sistema autore-data, seguendo le indicazioni fornite dal professor Ian Carter. Agli studenti dei corsi di laurea magistrali in Filologia Moderna e in European Languages, Cultures and Societies in Contact dell’Università di Pavia (Dipartimento di Studi Umanistici) suggerisco di adottare lo stile citazionale esteso.

Bibliografia e sitografia

La bibliografia di una tesi di laurea, un articolo scientifico o una monografia è l’elenco strutturato delle fonti consultate o citate dall’autore nel corso del lavoro. Si trova generalmente alla fine, dopo le conclusioni o le appendici. 

La bibliografia ha diverse funzioni fondamentali:

  • accreditare le fonti, ovvero dare il giusto riconoscimento agli autori e alle opere utilizzate per supportare argomentazioni, dati o teorie presentate;
  • consentire di verificare le fonti utilizzate e approfondire i temi trattati;
  • fornire un punto di partenza per chi desidera esplorare ulteriormente il campo di studio. 

I testi inclusi nella bibliografia devono essere elencati in ordine alfabetico, in base al cognome dell’autore. A seconda del sistema di citazione adottato, il formato delle voci bibliografiche può variare, ma l’obiettivo rimane sempre quello di fornire informazioni chiare e complete sulle fonti utilizzate. La bibliografia deve dunque includere informazioni dettagliate su ogni fonte, come: 

  • nome e cognome dell’autore; 
  • titolo dell’opera; 
  • editore o rivista (nel caso di articoli scientifici); 
  • numero di volume, fascicolo e pagine (per gli articoli); 
  • anno di pubblicazione; 
  • DOI o URL, se disponibile, per le fonti digitali. 

La sitografia è l’elenco delle fonti consultate e citate in un lavoro di ricerca, articolo, tesi o documento, che provengono da risorse web. È l’equivalente digitale di una bibliografia, ma si riferisce esclusivamente a risorse online. Una sitografia include tipicamente:

  • URL del sito o della pagina consultata;
  • titolo della pagina o dell’articolo;
  • autore (se specificato);
  • data di pubblicazione o aggiornamento (se disponibile);
  • data di consultazione, ovvero quando è stato visitato il sito.

Esempio di sitografia