Il lettore in gioco

bottiglia se una notte d'inverno un viaggiatore

In letteratura, lo sappiamo, il lettore conta. Ma il rapporto che lega il lettore al testo – prima ancora che all’autore – resta un oggetto in parte irrisolto. Ed è forse un bene che sia così. È un bene, voglio dire, che un margine di ambiguità accompagni l’esperienza della lettura, perché proprio tale ambiguità rende la letteratura capace tuttora di produrre senso come poche altre cose al mondo.

Essere lettore è una responsabilità e una vertigine. Italo Calvino ha edificato la sua poetica sulle molteplici aporie del rapporto scrittore-lettore, ponendoci spesso di fronte a scenari problematici. E la metafora potente del viaggio sembra in Calvino l’unica capace di tenere insieme i due termini di tale rapporto. Scrivere – proprio come leggere – vuole dire mettersi in cammino. Ne Il castello dei destini incrociati (Einaudi, Torino, 1973), per esempio, la lettura dei tarocchi da parte dei viandanti è presentata come una forma di narrazione: i migliori lettori delle carte sono anche i migliori autori. Ne Le città invisibili (Einaudi, Torino, 1972) l’ambiguità fra i ruoli è ancora più evidente. Marco Polo è il viaggiatore-narratore, ma ben presto capiamo che i suoi racconti rappresentano altrettanti tentativi di leggere e decifrare i sogni del destinatario, l’imperatore dei Tartari Kublai Khan. Al punto che i due finiscono per scambiarsi le parti.

italo calvino

Ma il romanzo di Calvino in cui il tema della cooperazione narrativa viene elaborato in maniera più esplicita è senz’altro Se una notte d’inverno un viaggiatore (Einaudi, Torino, 1979). Lo riconosce lo stesso Calvino in un articolo apparso subito dopo l’uscita del libro: «Se nel Viaggiatore ho voluto rappresentare (e allegorizzare) il coinvolgimento del lettore (del lettore comune) in un libro che non è mai quello che lui s’aspetta, non ho fatto che esplicitare quello che è stato il mio intento cosciente e costante in tutti i miei libri precedenti.» (Italo Calvino, Se una notte d’inverno un narratore, “Alfabeta”, I, 8, dicembre 1979, 4-5).

Com’è noto, il romanzo mette in scena la storia di una lettura. O meglio, la storia del tentativo di una lettura: tentativo non riuscito, per una serie di accidenti che impediscono al Lettore di portare a termine la propria impresa. Ogni capitolo vede il protagonista alle prese con un nuovo incipit, alla ricerca di una trama univoca che non c’è. A complicare le cose contribuisce la presenza di una Lettrice. Abbiamo dunque a che fare con uno sdoppiamento: da un lato il Lettore, alla ricerca di un approccio alla lettura disciplinato e rispettoso delle ragioni del testo; dall’altro la Lettrice, mossa solo da una passione disinteressata. Il protagonista del romanzo conclude la sua «navigazione» in una biblioteca (cap. XI), dove incontra sette lettori-tipo, emblematici di altrettanti modi di intendere la lettura.
Volendo dare un nome agli otto lettori-tipo – i sette incontrati nella biblioteca, più il nostro Lettore (con cui siamo forse portati a identificarci, dato che il narratore vi si rivolge in seconda persona) – potremmo forse procedere come segue:

  • Il lettore ipertestuale
  • Il lettore Sherlock Holmes
  • Il lettore che rilegge
  • Il lettore connettivo
  • Il lettore Proust
  • Il lettore desiderante
  • Il lettore che va oltre
  • Il lettore disciplinato

Ecco come ciascuno di questi lettori si presenta, nell’XI capitolo del romanzo.

Il lettore ipertestuale

«Se un libro m’interessa veramente, non riesco a seguirlo per più di poche righe senza che la mia mente, captato un pensiero che il testo le propone, o un sentimento, o un interrogativo o un’immagine, non parta per la tangente e rimbalzi di pensiero in pensiero.»

Il lettore Sherlock Holmes

«Non devo distrarmi se non voglio trascurare qualche indizio prezioso. Ogni volta che mi imbatto in questi grumi di significato devo continuare a scavare intorno per vedere se la pepita s’estende in un filone.»

Il lettore che rilegge

«A ogni rilettura mi sembra di leggere per la prima volta un libro nuovo. Sarò io che continuo a cambiare e vedo nuove cose di cui prima non m’ero accorto? Oppure la lettura è una costruzione che prende forma mettendo insieme un gran numero di variabili e non può ripetersi due volte secondo lo stesso disegno?»

Il lettore connettivo

«Ogni nuovo libro che leggo entra a far parte di quel libro complessivo e unitario che è la somma delle mie letture. Questo non avviene senza sforzo: per comporre quel libro generale, ogni libro particolare deve trasformarsi, entrare in rapporto coi libri che ho letto precedentemente.»

Il lettore Proust

«C’è una storia che per me viene prima di tutte le altre storie e di cui tutte le storie che leggo mi sembra portino un’eco che subito si perde. Nelle mie letture non faccio che ricercare quel libro letto nella mia infanzia.»

Il lettore desiderante

«Il momento che più conta per me è quello che precede la lettura. Alle volte è il titolo che basta ad accendere in me il desiderio d’un libro che forse non esiste. Alle volte è l’incipit del libro, le prime fasi…»

Il lettore che va oltre

«È la fine che conta […], ma la fine vera, ultima, nascosta nel buio, il punto d’arrivo a cui il libro vuole portarti. […] Il mio sguardo scava tra le parole per cercare di scorgere cosa si profila in lontananza, negli spazi che si estendono al di là della parola fine.»

Il lettore disciplinato

«A me nei libri piace leggere solo quello che c’è scritto; e collegare i particolari con tutto l’insieme; e certe letture considerarle come definitive; e mi piace tener staccato un libro dall’altro, ognuno per quel che ha di diverso e di nuovo; e soprattutto mi piacciono i libri da leggere da principio alla fine. Ma da un po’ di tempo in qua…»

Ma «da un po’ di tempo in qua» – conclude il protagonista del romanzo, che alla fine si rivela essere il Lettore, ma in fondo anche l’Autore – «tutto mi va per storto: mi sembra che ormai al mondo esistano solo storie che restano in sospeso e si perdono per strada. »

Affermo che tutto questo ha a che fare con l’esperienza della twitteratura. Essa va intesa come una nuova forma di cooperazione narrativa. Leggendo e riscrivendo su Twitter le opere di Pavese, Pasolini, Calvino, Manzoni, Rodari e Lussu, ci ingaggiamo in un processo ermeneutico di tipo collaborativo e vestiamo i panni di volta in volta di uno degli otto lettori-tipo del Viaggiatore. Al punto che potremmo quasi dire: se una notte d’inverno un twitteratore.
Di questo abbiamo parlato nella lezione di oggi nell’ambito del corso su Leggere e scrivere letteratura con Twitter. I materiali presentati sono disponibili qui:

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