Fronte radicale

antisec

Chi sono i libertari del fronte radicale che si oppone alle spinte autoritarie in Rete? È la domanda cui abbiamo cercato di rispondere nella lezione odierna del corso sulle Battaglie per il futuro di Internet. Di seguito pubblico i materiali commentati oggi:

Nella presentazione, a cui rimando, si accenna anche a fenomeni correlati, come Tor, Bitcoin (che proprio ieri ha ottenuto un insperato endorsment da Al Gore) e The Silk Road. La polarizzazione delle posizioni è evidente. Da un lato si registra, nel mondo democratico, l’avanzata di legislazioni che tendono a rafforzare le funzioni dello stato di sorveglianza e controllo. Dall’altro i movimenti libertari radicalizzano le iniziative di sabotaggio degli enti governativi e delle grandi multinazionali. La posta in gioco è la definizione del quadro legale entro il quale si collocheranno in futuro l’esperienza di Internet e la sua funzione pubblica. In sostanza si può dire che gruppi e sigle differenti, come Electronic Frontier Foundation, LulzSec, WikiLeaks e Anonymous, hanno in comune una identica convinzione: l’idea – come dice John Perry Barlow, cofondatore di EFF – che il futuro appartenga alla dimensione orizzontale del governo, non a quella verticale e gerarchica. Sono dunque realtà unite dalla stessa sfiducia nello stato, dal valore fortissimo attribuito all’autodeterminazione e alla convinzione che le nuove tecnologie possano sostenere forme di democrazia diretta. Tale convinzione, però, non fa scambiata per una fiducia nelle qualità deterministiche della Rete. È lo stesso Barlow a ricordarlo: “The Internet is the most liberating tool for humanity ever invented, and also the best for surveillance. It’s not one or the other. It’s both.” (in AA.VV., Battle for the Internet. An open democracy or a walled garden?, Guardian Books, London, 2012).

Interessante la legatura fra questi movimenti, sostanzialmente anticapitalisti, e l’ideologia anarco-capitalista o fenomeni come il tea party negli Stati Uniti. In tal senso è significativa l’apologia di Julian Assange svolta da Carlo Lottieri nel suo recente Credere nello Stato? Teologia politica e dissimulazione da Filippo Il Bello a Wikileaks (Rubbettino, Soveria Mannelli Cz, 2011).

 

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