L’algoritmo responsabile

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Quanto pesa l’algoritmo di Facebook nella politica americana? Facebook è sospettata di applicare un bias a sfavore delle notizie di orientamento conservatore. Ciò ha indotto il Senato USA a chiedere alcuni chiarimenti sul funzionamento di Trending Topics, il servizio incriminato. La risposta di Zuckerberg & C. non chiude la vicenda. Chi governa gli algoritmi? E qual è il livello di trasparenza sul loro funzionamento?

Ecco una breve cronistoria del dibattito che si è sviluppato negli ultimi giorni. Con una premessa: stiamo parlando di un servizio – Trending Topics, appunto – che a oggi non è disponibile nell’edizione italiana di Facebook.

Tutto comincia il 9 maggio scorso, quando un ex impiegato di Facebook si lascia intervistare da Gizmodo. Coperto dall’anonimato, il dipendente di Facebook racconta che, nel periodo in cui lavorava al servizio di cura della sezione Trending Topics, si verificava la soppressione di notizie di interesse per i lettori con orientamento conservatore e l’inserimento nel modulo di altre notizie, anche se non identificate come “di tendenza” dall’algoritmo di Facebook:

“Depending on who was on shift, things would be blacklisted or trending […].I’d come on shift and I’d discover that CPAC [Conservative Political Action Conference] or Mitt Romney or Glenn Beck or popular conservative topics wouldn’t be trending because either the curator didn’t recognize the news topic or it was like they had a bias against Ted Cruz” (fonte: Gizmodo, Former Facebook Workers: We Routinely Suppressed Conservative News).

L’intervento del Senato

Il 10 maggio la Commissione Commercio del Senato USA invia una lettera a Facebook per ottenere alcuni chiarimenti sulla presunta censura di fonti informative di orientamento conservatore nel servizio Trending News. Ecco uno stralcio della lettera:

1) Please describe Facebook’s organization structure for the Trending Topics feature, and the steps for determining included topics. Who is ultimately responsible for approving its content?

2) Have Facebook news curators in fact manipulated the content of the Trending Topics section, either by targeting news stories related to conservative views for exclusion or by injecting non-trending content?

3) What steps is Facebook taking to investigate claims of politically motivated manipulation of news stories in the Trending Topics section? If such claims are substantiated, what steps will Facebook take to hold the responsible individuals accountable?

4) In a statement responding to the allegations, Facebook has claimed to have “rigorous guidelines in place for the review team” to prevent “the suppression of political perspectives” or the “prioritization of one viewpoint ver another or one news outlet over another.”

a. When did Facebook first introduce these guidelines?

b. Please provide a copy of these guidelines, as well as any changes or amendments since January 2014.

c. Does Facebook provide training for its employees related to these guidelines? If so, describe what the training consists of, as well as its frequency.

d. How does Facebook determine compliance with these guidelines? Does it conduct audits? If so, how often? What steps are taken when a violation occurs?

5) Does Facebook maintain a record of curators decisions to inject a story into the Trending Topics section or target a story for removal? If such a record is not maintained, can such decisions be reconstructed or determined based on an analysis of the Trending Topics product?

a. If so, how many stories have curators excluded that represented conservative viewpoints or topics of interest to conservatives? How many stories did curators inject that were not, in fact, trending?

b. Please provide a list of all news stories removed from or injected into the Trending Topics section since January 2014.

(fonte: Gizmodo, Senate GOP Launches Inquiry Into Facebook’s News Curation)

La risposta di Facebook

Il 9 maggio Facebook risponde con un aggiornamento di stato di Tom Stocky, Vice President responsabile di Trending Topics, precisando che: a) le persone della sua redazione non sono autorizzate a discriminare fonti informative in base all’ideologia (“[Our] guidelines do not permit the suppression of political perspectives. Nor do they permit the prioritization of one viewpoint over another or one news outlet over another. These guidelines do not prohibit any news outlet from appearing in Trending Topics”; b) l’operazione non è comunque tecnicamente fattibile (“we’ve designed our tools to make that technically not feasible.”)

Il 12 maggio Facebook risponde ulteriormente con un post di Justin Osofsky, VP Global Operations, sul sito della newsroom di Facebook, precisando che:

1) la sezione Trending Topics risponde all’obiettivo di segnalare contenuti popolari e – al tempo stesso – significativi per chi li legge;

2) la popolarità di un contenuto è valutata tramite algoritmi;

3) la qualità e l’utilità dei contenuti, invece, è valutata da un team di redattori, i quali operano applicando linee guida definite; i redattori intervengono sui contenuti selezionati, “arricchendoli” (in particolare i redattori aggiungono manualmente una descrizione, una categoria, un grado di importanza);

4) la lista delle notizie “di tendenza” è personalizzata da altri algoritmi: ciò che ciascun utente vede nella sua sezione Trending Topics dipende dal livello di importanza della notizia, dai contenuti che fino a quel momento ha dichiarato di apprezzare (ovvero dai suoi “like”), dalla sua localizzazione, dai feedback forniti ad altre notizie.

A tale proposito vale la pena di vedere anche le linee guida per la gestione dei Trending Topics destinate al personale di Facebook che opera nel team redazionale.

Il 13 maggio interviene direttamente Mark Zuckerberg, per confermare la correttezza dell’operato di Facebook e per annunciare una serie di incontri chiarificatori con esponenti politici di vario orientamento, con l’obiettivo di rendere la piattaforma sempre più aperta: “The reason I care so much about this is that it gets to the core of everything Facebook is and everything I want it to be. Every tool we build is designed to give more people a voice and bring our global community together. For as long as I’m leading this company this will always be our mission.”

Accountability

Caso chiuso, dunque? Non proprio, almeno secondo Joon Ian Wong, il quale il 14 maggio si domanda, su Quartz, in che misura la richiesta del Senato USA a Facebook colga nel segno. La preoccupazione dei politici sembra riguardare l’eventuale bias umano, ossia la censura che deriva dall’orientamento dei redattori di Trending Topics e dalla mancata applicazione di linee guida sufficientemente rigorose da parte di Facebook. Un problema, insomma, di deontologia professionale. Ma la dieta informativa che Facebook ci somministra è determinata solo in minima parte da scelte compiute dai redattori di Trending Topics. È vero invece che su Facebook consumiamo prevalentemente contenuti inclusi nel News Feed, i quali sono selezionati in modo automatico da algoritmi. Circostanza di cui oltre la metà degli utenti non è consapevole ma che genera nel complesso soddisfazione (interessante la ricerca citata da Wong nel suo post). La conclusione è semplice: è l’algoritmo che deve dimostrare di essere “accountable”, non i redattori di Trending Topics (fonte: Quartz, The politicians investigating Facebook’s bias are looking for the wrong kind of bias).

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