Il virtuale deresponsabilizza?

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Etica del virtuale

Trovo molto plausibile la tesi che Giovanni Ventimiglia espone nel suo saggio Antropologia nel cyberspazio (in AA.VV., Etica del virtuale, Milano, Vita e Pensiero, 2007, 21-33), a proposito dei limiti insiti nella virtualizzazione dell’esperienza umana resa possibile dalle tecnologie digitali. L’inferiorità di questa esperienza, sostiene Ventimiglia, deriva dal fatto che essa media con artefatti rassicuranti il rapporto con l’altro e con ciò impedisce che tale rapporto si realizzi direttamente. Si tratta di un’inferiorità etica, perché esime da tutti i rischi che accompagnano il rapporto diretto e quindi non educa al negativo: “cosicché le società più tecnologizzate sono più vulnerabili psicologicamente di quelle non tecnologizzate.” (31-32)

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