Giornalismo e ipertelevisione (12)

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Ad ascoltare Vittorio Feltri, ospite ieri sera di Porta a Porta su Rai 1, mi è venuto da pensare che i tempi sono davvero cambiati. Erano anni che Feltri non si mostrava così garbato e premuroso nei confronti del segretario del PD, Pier Luigi Bersani, fin quasi a dargli ragione, a riconoscere la sensatezza delle sue obiezioni rispetto alla modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Sono i miracoli del governo tecnico, si dirà. Certo è che tutta la trasmissione è stata condotta all’insegna del pompieraggio. Tutti a dire che sì, c’è un problema sull’articolo 18, ma si tratta di un problema piccolo: quello che conta è l’intesa sull’impianto generale della riforma del mercato del lavoro, cui tutti acconsentono e che anzi viene costruendosi proprio con il prezioso contributo di idee del PD. Insomma: sminuire, sdrammatizzare e depotenziare il rischio che la tensione sociale torni alta.

Della puntata di Porta a Porta di ieri abbiamo parlato durante della lezione odierna del corso Giornalismo e ipertelevisione, che stiamo svolgendo all’Università di Pavia. Qui sotto pubblico i materiali presentati oggi in aula:

Nell’ambito della lezione abbiamo considerato in particolare il lavoro semiotico del testo televisivo. Non ci siamo quindi limitati a un’analisi contenutistica, ma ci siamo occupati della dimensione enunciativa (Che cosa fa la trasmissione? Riferisce i fatti? Sviluppa una discussione intorno a essi? Li sfrutta per suscitare emozioni?) e di quella performativa (Qual è la posizione del presentatore? Pone domande mantenendo un atteggiamento neutrale, oppure espone le proprie tesi? In che modo il pubblico è coinvolto?)

In particolare lo smontaggio della puntata ci ha portato a porre in evidenza l’organizzazione del flusso di cui si compone la trasmissione, enucleando le unità discrete e la logica della loro sequenza. Ci siamo inoltre soffermati sul contributo che i singoli aspetti formali (scenografia, illuminazione, stile di ripresa) portano al processo di significazione.

La trasmissione di ieri ci pare riconducibile a quella che Jeremy G. Butler identifica come televisione dell’interazione fra mondo storico e realtà del video. Un’interazione, cioè, garantita dal ruolo dell’anchor-demiurgo, il quale esercita il ruolo centrale di pontefice. Il pontefice – Bruno Vespa – è colui che celebra il rito, ne garantisce l’autenticità e stabilisce ponti (pontifex, appunto) fra mondo storico e studio televisivo. Vespa è lo sciamano che unisce mondo e schermo. E la figura geometrica chiave è dunque il cerchio, come cerco di evidenziare nelle figure qui sotto (le linee curve di colore bianco sono state da me sovrapposte ai fotogrammi): un cerchio magico entro il quale tutto si iscrive e che ha nell’officiante Vespa il proprio centro.

Porta a Porta

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